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Rafał Wojaczek




(1945-1971) Legato a Breslavia, è uno dei personaggi leggendari della poesia contemporanea polacca.
Un Rimbaud della poesia polacca sotto molti aspetti: da una parte un poeta condannato, ribelle, provocatore, scandalista, monello e barbone, alcolizzato per scelta, nel rapporto conflittuale con la legge, suicida cronico (morto dopo un'overdose di sonniferi), paziente dell'ospedale psichiatrico. Dall'altra dotato di un talento poetico straordinario, eccezionalmente abile nelle questioni formali, perfezionista, sorprendentemente ingegnoso e conseguente, per cui lo scopo formale era quello di essere efficace con poche parole. Ha detto: " (…) mi capita qualche volta di correre dietro una poesia fuggente e di non riuscire in nessun modo a raggiungerla".
Appartiene a cosiddetti "cascatori letterari", rappresentanti di "Nuova Onda", per i quali la vita e la poesia è tutt'uno. Tuttavia, contrariamente a loro non cercava di imitare nessuno. Si diceva di lui che "flirtava con la morte", dimostrando una personalità mistica, scioccante, demoniaca, assopita nella riflessione sulle tenebre del mondo e sull'inevitabilità della morte.
Quando la sua fama di avventuroso si disperse, la critica cominciò ad apprezzare le sue opere: alcuni intravidero in lui un continuatore dei grandi precedenti, altri un portavoce delle tendenze contemporanee, altri ancora un esponente di determinate correnti filosofiche. Rafał Wojaczek, però, non si presta a nessuna categoria: essendo un dilettante estremamente bravo il poeta sperimentava con diversi generi poetici senza soffermarsi più a lungo su nessuno continuando in questo modo la ricerca del proprio inconfondibile stile per avvicinarsi sempre di più al suo lettore. Sotto il suo linguaggio forte e diretto si trovano il lirismo profondo e le metafore mozzafiato. La sua tendenza a esporre l'osceno e il macabro si mescola con la bellezza della metafora, il nascere con il morire.
I temi principali delle sue opere trattano: morte, amore, femminilità, corporalità (di solito limitata dall'estetica oscena). Erotismo e sessualità si legano spesso alla morte. La donna viene ridotta alla sua fisicità, anche se in alcune poesie capita di sentire un tono particolarmente tenero che esprime un immenso desiderio di affetto. Riguardo altri motivi incontriamo tra l'altro quelli di madre, padre, fame, sesso, Dio.
Il soggetto lirico delle sue opere parla innanzitutto di dolore, si sente emarginato, si ribella contro l'ipocrisia di questo mondo e della società, d'altro canto penetra con ostinazione le parti più nascoste dell'anima, esamina i suoi timori, le sue ossessioni - è un esibizionista sentimentale.
Il suo linguaggio è molto provocatorio, naturalistico, volgare, brutale, ma in cambio sincero.

Pubblicazioni:

"Sezon" (Stagione) 1969
"Inna bajka" (Altra favola) 1972


Postumi:

"Ktòrego nie było" (Chi non fu) 1972
"Nieskonczońa krucjata" ( La crociata non compiuta) 1972
"Utwory zebrane" (Opere raccolte) 1976
"Poezje wybrane" (Poesie scelte) 1983
"List do nieznanego poety" (Lettera a un poeta sconosciuto) 1985


Nel 1999, sulla vita di Rafał Wojaczek, è stato girato un film, diretto da Lech Majewski. Il ruolo del poeta è stato interpretato da Krzysztof Siwczyk, un altro poeta.


Bibliografia: Rafał Wojaczek, Chodzę i pytam (Cammino e chiedo), Libros, Warszawa 2002

Le poesie Ojczyzna, Kobiecosć, Powieszony sono state tratte da Rafał Wojaczek, Nieskonczońa krucjata, ed. postuma, 1972, Wydawnictwo Literackie, Krakòw


a cura e traduzione di Anna Śnieżyńska

con la collaborazione di Nadia Cavalera


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ultimo aggiornamento: domenica 27 marzo 2005 18.45.33
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