Il papavero si chiude e l’orcio versa il suo mieler Qualcuno tesse orditi così veloce e duro, la parola più breve è più lunga, anche la luce è spina nelle palpebre, spillo, oh, non bellezza.
ma verbo può tornare, silenzio si fa macigno scivola leggero e bianco sulla mente. Solo il faro domina la procella Tra tuoni e folgori naviga senza stella per cadere a picco.
le spoglie stanche. All’osteria vivo adulterato…
L’uragano stringe
L’uragano stringe, sorge infame grido – è la stagione invasa da margherite gialle, la gardenia vibra adorata nella trasparente chiarità, estate – fu un attimo felice – già rutilanti le foglie di viti,
si sciolgono riti, solcano quadranti costellazioni ormai spente, appaiono sulla rotta graffiti di luci, è l’utoipia che secerne verità, ognuno è volto a scoprirsi granello, cenere da brace.