Mentre cerco vie duscita, anche di non sicurezza, urto contro ostacoli, solidi e liquidi, urto contro me stesso, mi sento nella gabbia rinchiuso, del tuo corpo, dischiuso e separato: nello scambio di colpi con te, lancio e rimbalza la mia e-mail mentale, che mi rinvii, respinta dagli occhi, dalla bocca sottile, ancòra dalla rete ricciuta del tuo capo. Le tue gambe calciano il mio mouse, in una ricezione imperfetta, per una connessione di modesto ritmare. Il piede, lunghia con cui digiti il mio indirizzo, disturba la composizione di un pur breve messaggio, in rete non ci vado, eppure lo schermo mi trattiene, cruciverba elastico di respiri, tenero rosso della vita a due. Ancòra la palma della mano si ferma sul tappeto: alt, grida il disegno, linvio abortisce, mentre cerco il mare e Parigi, lisola della Grecia, Piccole Cicladi, piccole labbra nello specchio virtuale. Urto come un topo nella stia sperimentale, sbarre taglienti, ruote in movimento, cervello che liquido si disfa al calore notturno di un pensiero. Nulla mi corrisponde, il video lucido Mi rinvia al successivo aggancio. Nel trapezio di linee ondulate, trasformabili e incerte, nel tessuto che occupa lintera tappezzeria, locchio si riposa, per poco, ma trovo angoli oscuri, liquidi, ove la realtà si trasforma, pentagoni dombre, esagoni dilatati entro cui muovo e mi muovo, rilancio vita stentata. Super Eva mi invita a chiacchierare, cosa posso inventare, se non guardo i tuoi occhi?