Giochi di parole, creatività lessicale, immagini, melodie e cacofonie, ritmo vertiginoso: sono questi gli ingredienti che sembrano comporre le poesia in movimento del gruppo di BoXoN, rivista letteraria, concepita, fotocopiata e diffusa volutamente in versione « cheap », nata nel novembre 1997 dal desiderio di diffondere una poesia dalle pratiche sperimentali, estranea ai circuiti di diffusione istituzionalizzati. La rivista, così come il collettivo, non segue infatti una rigida linea editoriale, ma cerca di dare voce ad unidea letteraria eterogenea e multiforme, che comprende poesia lineare, visiva, sonora. Questo modo di fare poesia non è tuttavia invenzione del collettivo, e risulta essere meno recente di quello che appare. È infatti a partire dagli anni 50 che si sviluppano queste nuove tendenze, che affondano le loro radici nelle avanguardie dinizio novecento. A New York, è il gruppo che sarà poi definito Beat Generation, a creare i primi spunti per una poesia viva, sonora, che preveda una performance da parte del suo autore, attraverso luso di strumenti quali microfoni e magnetofoni. La controparte europea del movimento statunitense si avrà a partire dagli anni 50 e 60, con Bernard Heidsieck, che fonda in Francia la poésie sonore e, qualche anno dopo, la poésie action. Si tratta di un tipo innovativo di fare poesia che non è più fondato esclusivamente sulla pagina, ma che si confronta da vicino con lidea di performance. Grazie ad Heidsieck, gli anni sessanta vedono lo svilupparsi in Francia di questo genere al limite tra arte e spettacolo che unisce saperi, tecniche, tecnologie innovatrici, per rivoluzionare lidea di poesia. Il concetto di performance, di una rappresentazione quasi teatrale, rimane nucleo centrale anche nella produzione artistica del gruppo di BoXoN, spinto dalla volontà di una parola che sia prima di tutto pronunciata, parlata, letta ad alta voce (e sempre più velocemente, come prescrive la nota al testo Perfor(m)ation di Cyrille Bret ). Se la poesia sonora gioca, da un lato, sui rapporti di senso creati dallincontro testo/suono, quella visiva si sviluppa invece attorno ad unaltra complessa relazione, quella tra testo e immagine, che conta una lunga catena dialettica a partire non solo dalle avanguardie dinizio novecento, ma già dalla poesia latina. La poesia visiva di Boxon si avvale tuttavia delle nuove tecnologie a disposizione dellartista-scrittore: strumenti quali il computer, il video, i pannelli luminosi e gli ologrammi, alla ricerca di una poesia di impatto immediato in cui i circuiti di senso e significato si moltiplicano continuamente. Il nome di Boxon la dice lunga sul credo del gruppo. Il termine possiede infatti da un lato il significato di bordello luogo di dissoluzione e sregolatezza e dallaltro quello traslato di casino. Confusione, disordine, provocazione costituiscono dunque gli elementi caratterizzanti del collettivo. Il gruppo nasce nel 1997 ed è originariamente costituito da quattro membri Gilles Cabut, Julien D’abrigeon, Gilles Dumoulin, Jean-luc Michel studenti lionesi, in totale disaccordo con lidea convenzionale del poeta compassato. Il collettivo coinvolge via via nuovi membri: Christel Hugonnaud e Cyrille Bret a partire dal 1998, Georges Hassomeris nel 1999, Cosima Weiter et Thomas Braichet nel 2001. Nove autori poliedrici e dalle pratiche ed estetiche assai diverse. Ad unirli, più che la comune passione per Doc(k)s e TXT e la poesia sonora e visiva di Heidsieck, sembra essere il comune disgusto per un modo di fare poesia superato, la volontà di uscire da una pretesa poesia du sérieux, dallatteggiamento ieratico del Poeta Vate. Il gruppo comincia ben presto a farsi conoscere, soprattutto grazie alle letture-azione nei bistrots lionesi. Oggi, anche se invitati a importanti festival e spettacoli in Francia e allestero, non dimenticano di portare le loro performances in zone più marginali, seguendo il desiderio di far uscire la poesia dai suoi circuiti istituzionalizzati. Oltre alloriginale rivista, il collettivo Boxon ha poi interessanti ramificazioni elettroniche: è il caso del sito T.A.P.I.N., ideato da Julien DAbrigeon, che, come spesso accade nella poesia di Boxon, possiede anchesso un doppio senso: oltre a significare nel francese famigliare marciapiede, è anche acronimo di Toute Action de Poésie Inadmissible sur le Net. Ed è proprio di questo tipo di poesia inammissibile che si occupa il sito, in particolare la sezione e-criture, altro gioco di parole in cui il termine écriture, scrittura, si combina con la fatidica e che rappresenta tutto ciò che elettronic. Ne risulta una scrittura progettata con, per, attraverso il computer. Lattenzione testuale che caratterizza il gruppo in generale è qui portata alleccesso, il layout costituisce elemento caratterizzante al punto da divenire unico elemento fondatore del testo stesso. Questo genere di poesia elettronica, cinetica, visiva, è definito dagli stessi autori poesia animata, poesia mobile. Ed è questo che appare: lanimazione di un testo già fortemente connotato dallattenzione a livello grafico e formale, che può ricordare una sorta di animazione dei calligrammes di Apollinaire. Proprio come le avanguardie dinizio novecento, gli autori di BoXoN sembrano voler portare avanti lidea di spostare la parola verso limmagine, in questo caso, verso limmagine in movimento, senza tuttavia dimenticare spirito critico e ironia dissacrante. Molto interessante il tentativo di innovare e rendere attuale la poesia attraverso limpiego delle nuove tecnologie che si offrono alla scrittura: gli elementi specifici propri del computer, le possibilità e le costrizioni dello schermo e della rete, divengono così autentici supporti e apporti stilistici caratterizzanti il testo e il suo significato. Il risultato è una poesia inscindibile dal mezzo che lha generata (impossibile per esempio da stampare, senza perdere una parte importante dei suoi contenuti). Un gioco post-avanguardistico, che sembra voler costruire lanello mancante nella catena dialettica che lega la scrittura e limmagine pittorica, fotografica, cinematografica. Non si tratta tuttavia solamente di uno sterile gioco: la rivista BoXoN vede come fondatori ed affiliati dei veri e propri obsédé textuels, ossessivamente attenti allo stile, alla scelta delle parole, alla forma (stilistica e grafica), al layout della pagina. È il caso di Re-re di Julien DAbrigeon, o ancora di Up-poër-cut di Cyrille Bret. Nella produzione di Boxon abbondano i giochi di parole, la creatività lessicale e le espressioni fortemente idiomatiche, che sfruttano la vasta gamma di omofoni offerta dalla lingua francese, che permette una libertà e una possibilità di innovazione linguistica e stilistica impossibile (e intraducibile) in italiano. Il nome di Tapin, marciapiede, vuole avere un significato che in parte si riallaccia a quello di Boxon: il marciapiede è inteso dagli autori come luogo delladescamento attivo, da cui lidea di far uscire la poesia dalla ristretta cerchia dei soli iniziati, attraverso delle vere e proprie actions sauvages, staccandola dalla pagina e dalle caratteristiche scontate che spesso il pubblico di lettori le attribuisce. Per i creatori di Boxon lidea del poeta che declama poesie seduto in cattedra con un triste bicchiere dacqua accanto, è decisamente superata. La poesia azione richiede infatti il coinvolgimento attivo del suo pubblico. Sul sito di TAPIN, che pullula di altri innumerevoli giochi di parole, appare anche una sezione dedicata ai progetti in corso e alle cartes blanches: ne costituisce un esempio quello di riscrivere la Marsigliese, inno nazionale barbaro e violento, che poco si confà agli ideali di libertà, fraternità, uguaglianza proclamati della repubblica In questa volontà di creare un contatto con chi legge, è possibile osservare la costante ricerca dellinterattività, della multimedialità, della complicità con il pubblico, la volontà di coinvolgere il lettore in senso primo: è quello che accade nella poesia Horde dordre et dhorreur, in cui DAbrigeon lascia a chi legge la possibilità di cambiare lordine delle parole cliccando sulle stesse con il tasto sinistro del mouse. Faîtes ce que vous voulez avec ça, cela ne me regarde plus… E possibile leggere nelle parole di DAbrigeon la dichiarazione che il testo, una volta prodotto, non appartiene più allautore, ma a chiunque lo legga, a chiunque se ne voglia appropriare. Una possibilità di semiosi illimitata che la maggior parte degli autori contemporanei spera di riuscire ad evitare dichiarando la propria autorità e onnipotenza sul testo prodotto. Non è questo il credo di Boxon. Gli autori si esibiscono così in performance dal vivo, soirées bordéliques, in cui permane sempre lo stesso imperativo: mettre la poésie debout. Far alzare in piedi la poesia, come sostiene Heidsieck, mostrandone il lato vivo, attivo, originale. Un lato che troppo spesso rimane nascosto.