L’oceano troncò la fragile scogliera. I cordoni di selce hanno srotolato la striatura punteggiata nel candore dei calcari, di fronte ai propri compagni di viaggio nel tempo (White cliffs of Dover). Schierate in seno al baluardo gessoso, come dei guerrieri morti nei trinceramenti, nei dintorni di Arras, le selci si carezzano, si toccano, si pressano, moncherini di silice in una ganga di gesso umidiccio. E aspettano la caduta. Altre sono già rotolate su quella spiaggia, nell’onda, la marea. La pelle candida, le cortissime gambe storte, piccole braccia talidomidate, tutto ciò si logora rapidamente in un familiare sfregamento abrasivo. Selci che finiscono per avvoltolarsi, gravi biglie nere volteggianti nella bianca schiuma, come nel rombo di un bowling mostruoso, selci vittime di una legge dura, quella durissima dell’entropia! Altrove nell’entroterra, sotto erbose colline, delle altre selci stanno per germogliare. Qualche volta, un riccio di mare le ha accompagnate attraverso gli eoni, un innesto favoloso operato nei fondali. Una mano terrosa carezza l’animale minerale che ha vagabondato nel tempo. Il terrazziere è commosso. A volte il metallo del piccone suona contro la pietra. Una musica di selci nitida vibra dentro la luce ritrovata del giorno. All’interno il sasso cela una stanza nera e scintillante dove i secoli accumularono il ghiaccio scuro di mattini dimenticati, tempo eterno.
Vomeri d’aratro spezzano anche i reni delle rocce, utensile contro utensile.
Taglio nel tempo. E taglio pure nello spazio, da un pugno serrato all’altro pugno, viaggio immoto di selce morta.
TEMPESTA IN ARRIVO
Lucien Suel
Bollettario n°40
traduzione a cura di Barbara Ordonselli
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Tempesta segreta t’avvicini dietro il riparo delle nuvole. La fata insuffla il suo alito di ghiaccio al collo del giardiniere. La cincia leva la cuffia blu e chiama titipu titipu titipu. Il cielo avanza nel buio, si incolla sui pioppi tremolanti. Una goccia rotonda è caduta per prima sopra il ragno del ligustro. L’uomo ora si volta verso i sospiri crescenti e solleva il bavero della sua tuta di tela, guarda l’aria in movimento. La siepe cambia colore. La cincia ha il becco inchiodato. Sta vincendo il buio. Sta per piovere. Il canale è impaziente. L’orizzonte si è chiuso come la mano nera del demonio. Strizza gli occhi, fa uno starnuto, e incomincia a piangere sopra la terra.
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La vetrata si offusca. Brilla, dorata la fiamma dei ceri, una luce contorta dalle correnti d’aria sotto l’androne è vacillante. La chiesa in pietra sta per accovacciarsi sotto l’altro cielo nero di Dio tuonante. Dall’altro lato il temporale è pieno di piccioni, che graffiano lo zinco delle grondaie. Il canale è di piombo ossidato. Un pesce apre la bocca alzando gli occhi verso il fondo. È tutto a rovescio. La nube si fonde in asfalto nero sui giardini del paese. Nel cimitero britannico, i soldati morti stanno ad ascoltare. Il fuoco di sbarramento incomincia. Luce arriva da dietro il cielo, nell’acqua bianca, la terra nera. Bufera, vieni!
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idiOmata, colOrati
Lucien Suel
Bollettario n°40
traduzione a cura di Barbara Ordonselli
O, Tuba suprema piena di stridori strani, Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli: – O l’Omega, raggio violetto dei suoi Occhi! Arthur Rimbaud
Un carbonio un idr O geno ossigeno azoto Porco che in occhi O viola il fuso sogna Caramella suprema O rna una bocca nanna Irradia il nylon r O sa nel salone aureo
Di stelle nane aff O gate constellazione Suono assordato tr O mba estinta su duna Caronte lui sorge O rfeo yoyo del Padre Euridice l’occhio O bliterato dai buchi
Omega liberale i s O ldi di supermercato Angelo strano bozz O lo strozzato gelato Si annuncia policr O ma testa-espositore Limo del mondo imm O ndo fece del demone
E nel suo cratere O ssario mente detona Porno zero in vide O negozi per ragazzi Ungi un po’ per tr O ppa acqua credulone Osa poesia l’eros O bsoleto celatamente
Venezia
Lucien Suel
Bollettario n°40
traduzione a cura di Barbara Ordonselli
i robusti bagnini impomatati tremolano sotto il sole giallo spolverano sabbia che gli asciugamani da bagno inzuppano
sopra Venezia i mosconi masse nere che mobili aspirano la loro manna i sudori
il limo non si muove fissato ai teloni thomas mann è l’occhio rosso camuffato nella testa di gondola sotto il ventre blu di vaporetti sciaborda l’acqua del canale non una luce si muove né brucia il piumaggio grigio dei piccioni sulla piazza cerchio metallico dei gasometri serbatoi rotondi cisterne spruzzano la città di acqua di petrolio i camini di
udine vomitano fuliggine verso trieste buonasera trieste mah non c’è joyce oh ulisse in venezia penelope a salonicco e io e io il mastino del doge abbaia e lo sento da qui il suo grido spezza la laguna sta nuotando verso di me chiudo gli occhi mi tappo il naso e mi sporgo
o l’ aroma tutte le fogne mi ci portano
Aerosol
Lucien Suel
Bollettario n°40
traduzione a cura di Barbara Ordonselli
espanso sì è lui si dilata mi stringo sono stretto sono minuscolo . lui mi guarda ed è bucato sta per vomitare sul muso al mondo sta per sputarmi sul cranio è un guerriero verticale reale cavaliere di plastica e soldato del gas grasso monaco sudicio unione del freon il collo si gira aspetta quel dito ……………………. qui è la guerra dei mondi ……………………. il fianco tondo racchiude schiuma vapore e effluvio il fianco è gonfiato teso aspetta e sopporta quella pressione interna segnale dell’intimità è bucato mi guarda fischia è un drago sintetico dal telescopico viso il mio pollice preme la schiuma il mio pollice lo lenisce fischia soffia ……………………. si spande non tornerà nel suo imballaggio d’origine il tempo è contato finirà scoria per l’inceneritore ……………………. lui mi guarda ed è bucato …………………….