Ecco come un disonore di me stesso che quasi mi serra il corpo – mi soffoca l’anima, che avrà fine – che non dura, meglio sarebbe stato essere di nessun conto, uno che vaga senza meta piuttosto che vedere, o Ovidio, così simile, qui, la tua storia, come termine di paragone impossibile – quando teso, Pitone, ferito dal dardo di Febo – il suo nero sangue gli ha lasciato sul viso – antico; non c’è altra immagine che allo stesso modo corrisponda – adatta, perché vedo me in rovina, e il mio percorso finire in fiele, perché la mia arte ferita dal dardo, senza meta, o Ovidio, è sul mio volto come un pitone terribile, come sangue – antico sul mio volto è quel sangue nero e il suo schizzo – sebbene io non sia un eroe, Febo prode con l’arco – ma un poeta, su cui indelebile è il disonore della sua arte, come un testimone – cupo.