Lettera a Noè ovvero incremento della speranza Dedicata al mio amico Taron Sahakyan
Artem Haruthyunyan
Bollettario n°38
Oggi è capitata una storia strana: ieri mi ha fatto visita Noè in persona, lo stesso che costruì la zattera, erano le 4, il tramonto calato dopo la manifestazione aveva avvolto ogni cosa nella nebbia. Noè – gli ho detto – sei magro, assetato, ma pieno di speranza, anche se il diluvio era appena cominciato, e sullacqua già ondeggiavano idee, città, comizi, sacchi rigurgitanti di sospiri di gente senza casa, scrivanie di burocrati irte come lHimalaia, scimitarre turche marchiate dal genocidio, parrucche di stimati giudici, dove cera denaro e il verme della tomba, occhi spalancati per le fucilazioni staliniane, che non vedono nulla se non gli stivali dellassassino, il mondo intero aveva sellato lacqua del diluvio come un cavallo (unica via di salvezza dopo infiniti peccati) e si muoveva verso lArarat ignoto, ma io sono ancora seduto al tavolo fatto con larca di Noè, e Noè lha subito riconosciuto come suo e ha levato un grido per affrettarsi alla partenza. I Sul tavolo fatto con una trave dellarca di Noè fogli, righe grosse tracciate con inchiostro, note quasi inondate di fumo, amari pensieri erranti, immagini dellArtsach. Ecco cosa può fare il barbaro – scrive il giornale e pubblica una foto in cui appena si distinguono lun dallaltro il corpo e il legno inceneriti. Fuori è la stessa cosa, il potere ha la sua via e la sua forza, automobili che corrono veloci e cattive notizie, le proteste si contentano di canti e manifestazioni, benché la fabbrica di nomadi primitivi e grandi stati lavori notte e giorno (il napalm è pregiato) e non cè premura per la protesta che presto tornerà a casa lungo una strada bagnata di pioggia. II In dormiveglia, sento il sole, sento il dolce, polveroso profumo delle tende, in cui ti puoi smarrire, se guardi a lungo al caos di fuori, perdendo la percezione della casa. Per strada passa ora una banda, come lo svolgersi della fascia di uninvisibile ferita, perché la ferita sanguina ancora, perché ancora dura il genocidio e si trascina fino ai nostri giorni, e la donna turca che piange il suo gatto ferito non vuol sentire di milioni di armeni torturati dai suoi antenati turchi, e tutto procede bene in questo mondo, solo la Vittima rumoreggia dentro di noi senza pace, senza poter entrare né uscire. III Grosse righe tracciate con inchiostro nascono, salgono al cielo, quasi note tra fumo e macerie, sento il sole primordiale, il Bene e il Male si scontrano, nel cortile un Dio stanco distribuisce qualcosa ai bambini, e sorride, entra un uomo che porta una notizia e ogni moto è segno, senso e attesa, come larteria bianca che è nella tua mano, nella storia e proprio dentro di noi. Ora questa voce tremolante levatasi dalla disperazione, questa luce tremula, ogni istante spiega e muore… IV Ma che visita inattesa, ah, mio tribolato Noè, scendi dalle travi da tempo fessurate, sono lunico passeggero della tua arca. Le parole non sono capaci, ora, di creare un Salvatore, che Noè si faccia avanti e costruisca una nave di quercia (puoi, amico della mia visione e della mia cucina?) e che si metta in viaggio, na na na na (aspetta, mio caro, questo è un canto o un ballo?) no, che Noè sappia chi salvava e vada a Istanbul per concludere splendidi affari, ma prima della visita lascia che veda il fosforo delle ossa degli armeni a Der Dzor e negli altri deserti assassini, che compri il giornale e legga dellArtsach, che entri in farmacia e compri un farmaco per lenire il terrore, Noè, ti prego, mordi questarancia che larmeno non vede mai, Noè, come sta il cuore durante il viaggio Erevan-Boston? Noè, non lasciarmi in questo mondo di pazzi, ho un biglietto per la tua nuova arca, dallArarat al Grand Canyon, Noè, mordi questalbicocca, che ti darà la forza della nostra terra, vai al cabaret, per benedire il miracolo dei corpi che hai salvato, Noè, non cè speranza né per la Montagna, né per lacqua e neppure per le belve, e la gente sè nascosta nelle sue case ben sprangate, solo la mia preghiera si diffonde lentamente, lunico mio desiderio è vagare nellignoto. Noè, mio buon politico, non speravo in una tua visita, permettimi di salutare i parenti, lArarat si avvicina e lacqua salza, al di là dellacqua non vedo nulla, ma ho intenzione di vivere, devo raggiungere laltro lato della montagna, oltre il quale non cè più montagna. Noè, le mie robuste spalle del Gharabagh spingono la tua Arca verso acque aperte, verso il Diluvio del Nuovo Amore… V Noè, il problema è lacqua, la sua abbondanza e la mia partenza verso lultima eternità, ma tu hai un lungo cammino da percorrere, e io sto alla soglia della tua zattera. Nellimmensa sala del Federal Building, dove mi ero recato per ricevere, dalla mano di angeli divenuti burocrati, il mio generoso Social Security, è appena passato un gruppo di bambini con le mani tenuemente legate tra loro, accompagnati da una donna che sorrideva, come Maria Madre di Dio, ma li aveva legati perché non fuggissero, prenderemo con noi solo loro, Noè, per viaggiare sulla zattera (con la corda legheremo travi, non mani), Noè, non abbiamo bisogno di cibo né di morbidi cuscini, benché la via dentrambi sia irta di pericoli, ci nutriremo solo dello sguardo dei cuccioli di belva, che subito percepiscono il bene e il male nelluomo, e diventeranno uccelli se li offendiamo. Noè, la mia iniziativa è reale quanto la tua creazione dei popoli, la nostra zattera diventerà un nuovo continente, dove ciascuno avrà un conto corrente della felicità e un anticipo dimmortalità, canteremo il mare, il sole e luomo che vaga smarrito sullarca, saremo reali come nessuno, laria serale non avrà traccia della perdita, la colomba morente porterà lHerald Tribune, e anche la mia rivista preferita, il mio Garun sempre attuale con le ultime notizie della mia terra tenace, mentre il mondo cerca di allontanare lo sguardo dal popolo antico, perché non abbiamo una goccia di petrolio, e questo è la pietra angolare per gli adiposi boss delle compagnie petrolifere che mangiano al ristorante cinese (appena entrati chiedono: Che nuova pietanza avete per noi?) Noè, io ritornerò, superando gli oceani e le rocce della muscosa tentazione del mio spirito, entrerò con passo fermo nel salotto tiepido di gigantesche città, dopo il diluvio che ha purificato ogni cosa, e nelle periferie morenti simili al purgatorio (dove la cucina è lunico luogo per addomesticare le notizie ferventi di guerra). Noè, il nostro volo biblico oltrepasserà locchio cisposo dei radar e lalta caduta di un uomo alle cascate del Niagara. Passeremo fra dinamici corpi americani, che mangiano in fretta una pizza meticcia, restando in piedi, anche se posto a sedere ce nè finché vuoi, talora sentiremo voci di ninfe che lavano i panni, mentre intonano canti di separazione fondendo le voci a quella dellacqua salata; talora ci faranno visita gli angeli di Metzarents, alla fine del ventesimo secolo, gonfi di birra, come cantanti dopera, e la dolcezza della montagna biblica ci tormenterà senza fine, ci renderà insonni notte e giorno, e ritardando la fioritura le piante alpestri dellArtsach attenderanno che il pericolo cessi, ahimè, dopo sarà tardi! Ora cani poliziotto senza numero sono per strada intabarrati, nel mio sogno sbranavano una donna cristiana inerme, e durante il giorno le ultime notizie in televisione mostrarono quellistante come fosse attualità. Noè, sotto la zattera allimprovviso lacqua del diluvio ha riflesso un territorio rosso sangue, procedi con cautela, questi sono i sei vilayet armeni macchiati dal sangue del genocidio, Noè, ferma il tempo con la tua zattera, se puoi, devo contare i denti del mostro, ma aspetta, Noè, la nebbia venefica saddensa e non vedo più lArarat della salvezza, forse mi hanno dato un biglietto sbagliato alla Levon Travel, Noè, ti prego trova un amico nellOceano Atlantico della vita, Noè, tutto questo deve cessare immediatamente, la nostra zattera va nella direzione opposta. Lontano vedo la ritmica marcia di popoli armati, nella festa danzante fatta con ossa di piccole nazioni, oggi fiorisce un tempo imperfetto sul quadrante frantumato del mio solo orologio. Noè, ci siamo sbagliati, la metro era più adatta per trovare una nuova montagna, Noè, se continua così, resterò solo, senza moglie e senza figli, solo sulla zattera, belve affamate che pretenderanno di toccare la loro riva, altrimenti saremo loro prigionieri, ma lArca urta contro la Montagna antica e va in pezzi come porcellana. VI Mi sveglio in una casa sperduta (un cane, un gatto e pazzi infiniti). Mangiano neve anziché cibo, assaporano anche il movimento dello scoiattolo sullalbero. Gli scoiattoli si muovono rapidi, a scatti (certamente quelli che si sono salvati dal diluvio) e arrestando la loro avanzata, diventano eroi nani tra il fogliame. E lalbero è enorme, ha mille rami, alla mia finestra diviene colomba, laltra parte della quercia (forse la parte misera) china il capo come un santo, per pregare in silenzio, più in alto è il cielo, dove diresti che un vetro protegga il blu, fazzoletti invisibili. Tra poco ci sarà uneclissi di sole e questimmagine si dissolverà nellaria. Postscriptum. Noè, se puoi prendi sulla tua zattera anche lArtsach. Noè, io sono del Gharabagh e spero non rifiuterai la mia richiesta, come un avo dei miei avi, vidi il tuo ritratto appeso nellantica casa del nonno nel verde paradiso di Shushi, che ora è lArca della libertà nelluniverso, benché il diluvio sia da tempo svanito. Noè, ora cè un numero infinito di scintillanti sedie dacciaio attorno a me, a cui attaccano corrente elettrica (anziché mandare elettricità in Armenia) e luomo che si siede diventa orrore. Noè, non mi serve la green card, anche senza, io sono in grado di rinverdire con lombra del gelso ridente questa disumana società di pietra. Noè, ti avverto, dopo il diluvio vogliono di vendere lacqua in piccole bottiglie a Broadway, come nuovo drammaturgo e reliquia di una favola evangelica; e metteranno allasta da Sotheby lo scheletro delle belve che hai salvato. Noè, ora nel mondo ci sono mille volte più uomini che carte didentità (si aspetta un nuovo diluvio), più prigioni che case, più spine che rose più scimitarre insanguinate di foggia turca che chiese e croci, più tasche con buchi rammendati che denaro. Noè, devo serbare intatta la mia interiorità e la mia lotta devessere con i mari di Dolore, tanto reale e buona quanto questa scia dacqua che cola dalla zattera. VII Ma ora, nel mio nuovo ufficio di Cleveland sono circondato da alteri professori americani, per i quali nulla esiste al mondo tranne lantica letteratura inglese, sono circondato da libri sui santi inglesi e da preghiere e suppliche in caratteri latini che assai passivamente agiscono fino a oggi. Al mattino presto sono circondato anche da volti rugosi e sofferenti, ma orgogliosi di vecchie negre ancor più nere sullo sfondo innevato. Noè, dobbiamo resistere alla tentazione del popolo, quante sono le Arche che navigano nei nostri cuori, anche se i mari esausti fanno lo stesso sogno: lumanità salvata sulla vetta dellArarat! VIII Noè, questa zattera non è nostra, ma di tutti, questo tipo di zattera è un segno damore, raccolto e vigoroso, e latlante dellamore ci porta in una terra difficile, dove vento e tempo vagano insieme, mano nella mano, agitando la banderuola della sfortuna. Ora di corsa, ora immobili, scuotendo tetti e finestre di città lontane, dove ogni giorno uno porta laltro in prigione, la notte tubano come colombe le macchine della polizia, la nebbia mattutina si diffonde come un crudele sorriso sotto la cintola di edifici dai molti piani. Noè, tra i costruttori della zattera ho visto alcuni amici armeni, ora combattono in Artsach, la zattera, mi pare, siamo proprio noi, che stiamo qui, Noè, fa correre la zattera più velocemente, in lontananza vedo navi da guerra, sono i figli viziati della grande potenza e sono capaci di qualunque cosa gira la prua verso ost-end e aspetta, abbiamo bisogno di salvezza, solo gli uccelli e le alte nuvole hanno assicurato la nostra zattera, nessun altro ha voluto riconoscerci e lArarat, che sempre era al nostro fianco, si muoveva con noi o appariva in lontananza come un miraggio, dimprovviso scomparve senza traccia. Ora invece appare nel mio sogno con la vetta insanguinata, i fianchi esausti, limmacolata fronte coperta dalle lacerazioni del genocidio, squarciando il velo di unesperienza di vita ossificata, si muove come Mher il Piccolo fuori dalla Roccia del Corvo, io sono sdraiato sulla zattera in mezzo ai mari e sogno unArmenia da mare a mare. Vieni, Noè, trasformiamo la zattera in un nuovo Continente (lo so, ogni mia riga riecheggerà poi nel cabaret celeste o sarà criticata nelle indifferenti sedute di piccoli deretani delle marmoree Accademie sotterranee). Noè, anche linventore del tempo ne è divenuto prigioniero, e sulla tua zattera tutto va verso lIgnoto. IX Noè, scrivimi qualche riga e prendimi a far parte del personale del Ventunesimo Secolo, rammenta che sto ancora alle falde gelate dellArarat, rammenta che posso ancora viaggiare con te dopo il diluvio atomico. Il mio indirizzo: Ararat – Centro salvezza per il diluvio, apparso un istante a Cleveland, senza passaporto, senza green card (per cui tre mesi imprigionato in una torre) Artem Haruthyunyan, Casella Postale…