Li vedo andare lenti appena un po’ di lato ombre sbieche sui muri quasi dovessero scalarli nella corsa storta dei ragni esili salme disabili alla fuga se un soffio di lume li disvela o fermi sui passi in cerca di un appiglio gli ombrelli chiusi o rotti dallo scroscio così come nemmeno i morti vanno che portano il peso del vento sulle spalle o viveurs solamente un po’ brilli o affetti da un lieve disturbo al labirinto in ogni caso una diagnosi imperfetta. Sono le vittime della bora scura ché della chiara s’è persa memoria nel violento oblio d’un verso di Saba o di Giotti magari, più terso e salino. Al silenzio d’ogni fragore che decolla sognano radici, i rasi al suolo