Ti ricordi, albero, era prima delle feste di Natale, il giardino era colmo dogni sorta di piante, vi erano cespugli alti e umili ma il vento senza mormorare desiderava te – vagava ai tuoi fianchi, si gettava ansante sul tuo petto, percorreva la tua altezza e ammutoliva ai tuoi fianchi slanciati. Tu eri muto, albero, ma le tue giovani fronde davano voce al tuo silenzio: Così hai cominciato, come chi mendica e se ne va. Ricordi comera ostinato il vento prima delle feste di Natale: spirava caldo e freddo sul tuo corpo, ti lambiva la corteccia e tu, pelle sottile non ancora sfiorata dal fremito della virilità, ti ribellavi inerme come una fanciulla: Come posso sacrificarmi?. Allora il vento faceva fuochi dartificio – baciava e ribaciava allimpazzata – Sei il più fortunato albero del giardino, il tuo corpo è tenero come la betulla, il tuo tronco è sottile, fecondi sono i tuoi rami come un albicocco gravido, la tua corteccia ha il profumo del sorbo, esultano i tuoi fianchi come il melograno. Come sei bello, albero mio, e quanto ti amo – mormorava affranto il vento.
Nel crepuscolo già le radici cantavano il tuo amore alle cime. Ricordi prima delle feste di Natale, ti confidasti solo a chi aveva nostalgia, quando il vento voleva portarti nella sua terra, i rami che ti sostenevano erano testimoni: Fa niente, abbraccialo, ciò che provi non ha nome. E il vento profondeva quanto aveva per te, lalbero più superbo del giardino; ti abbracciava, si versava nelle tue giovani cellule abbracciava te, lalbero più incantevole, e sfavillava tra le foglie sapor di muschio che ti adornavano il capo. Tu ti spogliavi, albero, irreversibilmente, nellabbraccio virile del vento, orgoglioso. Ostinato. Ti ricordi, albero, quando alle feste di Natale il vento ti condusse al suo talamo.