molti millenni di festa guerresca, di soldati, di memorie perenni, di belle gesta, di lotte e vittorie, di stelle e croci e medaglie e battaglie feroci, di gloria che vati eroi travolti dalla fiabesca estetica della nube della parola bella hanno detto sia la storia per noi superuomini, uomini veri, attesi ogni notte da spose dannunziane in sogni sadomaso, per lascesi etica, in un letto di rose arcane e di noia e di pensieri impudichi e di foia del pube, che le psichi a caso specchiano per lo sguardo vuoto. Mentre, per riguardo, il ventre si vela, lidea sinciela. Così i millenni sonnecchiano nel moto idiota duna storia morta, duna corta epopea di minorenni in attesa del dopo. Senza senso né scopo, qui è tutto illusoria presenza, beota lutto, chiesa di gente che brama un compenso
nellaldilà per il niente che fa sulla terra dove gioca alla guerra per darsi un contegno, per darsi unaria avversaria, che procura con poca cura carattere, promuove a buona
icona (come non avesse nome lequivoco dellodio biunivoco, che è, al contrario: difetto dingegno). Combattere un avversario a progetto con grande odio è linteresse di chi ama
belle parole, non belle domande, e vuole una vita da parassita.
Però la vita è al finale sì-o-no. La guerra giusta non aggiusta più niente, distrugge la terra, la gente, noi, tutti, gli eroi e i farabutti. Finale di partita cui non sfugge più nulla: rulla lora dellaurora o quella della morte: ecco la sorte. Abbiamo il sapere, siamo al potere. Un ambo secco per Rambo: la vita.
Poi: «Globi?». «Mi sembra di sì.» «Globare non è unopinione.» «Non è unopinione.» «O globi o non globi.» «Globo… credo…» «Se credi soltanto, globi.» «Credo di globare.» «Allora non globi.» «Come si globa?» «Oh bella! Globando.» «Come si globa senza credere di globare?» «Bella domanda!» «Qual è la risposta?» «La risposta è: globare è credere.» «Io penso che…» «Pensare non è globare!»
«E che cosè pensare?» «La domanda è buona!» «Qual è la risposta?» «Pensare è sglobare.» «Io sglobo?» «Sì!» «Sempre?» «Non sempre!» «Quando?» «Quando non credi.»
«Io credo di credere.» «Bisogna credere! Non: credere di credere.» «Come si fa a credere senza credere di credere?» «Credi!» «Io credo?» «Credi e non ci pensare.»
«Non devo pensare?» «Brutta domanda!» «In che senso?» «Insisti? Perseverare è diabolico!» «Non farò domande.» «Certe cose non si fanno e non si dice.» «Però si dice: certe cose si fanno e non si dicono.» «Vedi che sglobi!»