Nelle ossa che si frantumano si fanno brivido e poi scenario oppure intorpidiscono nel nero della carne o volano in pezzi, la testa si maciulla e scende a pioggia.
Non si ode un sospiro ma pene nello sbrego, la lingua capitola – parola impedita ruina di parola – rovinosamente tutto ha ceduto si è affastellato e poi quasi scompare polvere di mani di gesti e gettiti mi getto, si getta da là, qualcosa è entrato nel corpo lo ha aperto, mai più neve, mai più acqua, mai più dolcezze, mai più cani, animali cavalli, anime, terrazze e terre, voci più mai.
15 dicembre 2001
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ultimo aggiornamento: domenica 23 dicembre 2001 15.47.00