Mai come ora capiamo di non capire A che che cosa siamo legati In questo momento – a che cosa andiamo in-
Contro nella nostra saputa tiepida solida Occidentale angoscia affollata di Miti e riti (magari senza volerlo) E strepitosamente stanca di sé – stanca di strepiti
O anche acutamente consapevole – certo – di Ruinare – di rischiare – di rimandare troppo Alcune irrimandabili faccende
Come le facce turbative che sempre più saffacciano Ai finestrini delle nostre auto Per guardarci – per chiedere – e noi ci guardiamo sì – Invitati allo sguardo (talora anche irritati) A biascicare qualche fesseria qualunque Mentre il mondo va a fuoco O ad allungare lo spicciolo – la monetina (veloci)
Depressi – in-sofferenti per noi più che per loro – In quella condizione gigantescamente dispari
Non consapevoli – forse – nemmeno di non essere consapevoli Oppure sì – consapevoli quel Niente che ci rattrista o ci trattiene
Con lo sguardo che scappa – rossi di falsa coscienza A dirci: ma che ci posso fare io – ma che Posso fare io da solo – io singolo In questo nodo – in questa vergogna di ingiustizia guerra miseria Rossi di colpa e impotenti E impotenti e impotenti – non fosse per