Quali forze agitano luomo con la stessa intensità, spingendolo verso leros e verso il thanatos, verso il magnifico e il terribile? E perché secoli di storia, cultura ed esperienza non hanno fatto ancora di questo mondo occidentale un universo ordinato dove, secondo la profezia di Empedocle, lamore e la bellezza avrebbero prevalso sul caos e sullodio? Nella lezione tenuta James Hillman non si dà una risposta diretta, ma un cammino a ritroso verso die Sachen selbst, riporta luditorio alle origini archetipiche del pensiero, quando la verità, per secoli segregata dal velo della Maja, si palesava assumendo le sembianze del mito. Lottavo libro dellOdissea narra di un connubio amoroso e fedifrago, quello di Ares, dio della guerra, e di Afrodite, dea della bellezza, esposti al pubblico ludibrio di uno stuolo di dei accorsi al grido di furore del marito tradito, al nostro grido che vorrebbe ordinare le passioni, ricomporre linfranto, mondare il bene dal male. Chi altri saremmo, noi, se non quella parte di dei impotenti che osservano attoniti! E invece no, spiega Hillman, noi non siamo fra gli attoniti astanti, apparteniamo a quella razza di uomini che vorrebbero provare lebbrezza promiscua del bellezza mista a furore, al di là di ogni regola secolarizzata. Il nostro bisogno ancestrale, nel testo omerico, si palesa di lì a poco per bocca di Mercurio: egli avrebbe voluto essere al posto di Ares, nellatto del coito e nella violenza della punizione. Ed è questa limmagine più sincera della nostra coscienza: noi vorremmo esperire entrambe le pulsioni, scivolare fra le spirali della bellezza e del furore, che nellantichità erano luna la metà dellaltra. Perciò Poseidone si offre di pagare per i due amanti, pagare loffesa di chi, sentendosi offeso, non ha saputo andare al di là del bene e del male, penetrare nelle radici vitali dellesistenza e coglierne il mistero. Espulsi gli amanti dal talamo e dalla città, noi tutti possiamo tornare di buon ordine alle nostre faccende, vestire di nuovo abiti benpensanti e gregari, dimenticare la doppia e antitetica energia che la nostra coscienza addomesticata ha chiuso negli antri dellEs. Allo stesso modo nel corso del tempo abbiamo imparato a piegare ogni passione attraverso la regola aurea del giusto mezzo. E tuttavia, garbati animali domestici, perché a tuttoggi non sappiamo rinunciare allattività sanguinaria della guerra, perché Ares non è ancora stato del confitto e rinchiuso con Afrodite, nel profondo della nostra anima? La guerra, afferma Hillman, non è unaberrazione della natura umana e non è neppure una componente necessaria, ma cè, dimora in noi, dalla notte dei tempi. Gli stessi testi sacri, la Bibbia o i Bagdavita, sono libri di guerra ispirati dallamore di Dio. E il Dio dellAntico Testamento è un Dio terribile «che magnifica la sua potenza, più importante della giustizia». La stessa natura è sublime «perché suscita terrore». E la storia, hegelianamente volta al manifestarsi dellidea, ha annoverato, fino ad oggi, ben 14.600 guerre. Ares, tuttavia, ha bisogno della bellezza, quale unguento per lenire le ferite che la sua stessa violenza provoca. Senza Afrodite egli sarebbe intollerabile a se stesso. Da ciò lattrazione, mista a repulsione, per lo scintillio delle armi, per gli oggetti fatti con amore allo scopo di uccidere, per gli aerei a forma di squalo o di uccelli rapaci e sanguinari, che sembrano dirci che il rito del sangue ha bisogno del lenimento del bello, che le forze primordiali che si scatenano sono belle e terribili, e con ciò sublimi. E persino la bellezza descritta da Junger e Dannunzio, assume le sembianze di Venere vincitrice, come un tempo da Platone fu descritta nella doppia identità di Venere celeste e Venere urania. La guerra, conclude Hillman, è parte di noi come la bellezza. Anche Freud laveva scritto ad Einstein, aveva scritto allaccorato scienziato, che si chiedeva se fosse possibile «rendere luomo inattaccabile dalle psicosi dellodio e della distruzione», dellimpossibilità di addomesticare la voluttuosa violenza che a tratti luomo sprigiona. Ares e Afrodite sono inseparabili in quellorizzonte archetipico che racchiude la verità della nostra coscienza: la coincidentia oppositorum. Non possiamo respingerli, ma addomesticare luno attraverso laltra, contemplandone la relazione che trasforma il bello e il terribile in sublime-dinamico.