Il grande uccello si è tuffato dalla volta rotonda del cielo
in basso ha sollevato nuvole e fragori in un grande dispiego di ali sulla cima dell’infinito ha ingoiato tutto l’odio rapace ed ora i conti tornano
uno meno uno sotto zero e il grande fuoco ha divelto la luna crescente di settembre a New York.
Nello specchio irritato dei Caino colpisce e rivive nella zavorra del mondo.
Si fa luce nel brulichio delle nebbie la vendetta dei morti di fame nella merda dell’usura dei popoli.
Davide Argnani
Caino alle due torri
Afghanistan 7 ottobre 2001
Ora è tutto qui più chiaro dopo il grande uccello di fuoco la morte in un battito di fumo le lingue in girandole di fiamme e di tramonti colorati.
Non ho dolore né risentimento neppure riesco più a piangere se il tramonto è largo come un tifone
né provo altro disagio se i poeti si commuovono per niente
il cervello è incenerito davanti alla potenza dello schifo null’altro si può fare o dire né pensare dopo la polvere di Caino nelle fogne di Auschwitz con la benedizione degli Dei!
Perché chiedermi ancora cosa penso della guerra? Ogni volta bisogna dire basta! Sono nat con la guerra: Vor und Zuname: soldato Argnani Alvaro – Gefangennummer 100395 – Lager – bezeichnung: 619 siehe Ruckselte BONN a. RHEIN, Deutschland (Allemagne). Schegge impazzite! Per decenni sono stato impegnato nel “sociale” in un sindacato “bianco” confederale unitario. Anchw allora, in giro per il mondo, erano in atto più di duecento guerre. A un Simposio nazionale proposi: “perché non ci battiamo per impedire la produzione di armi?”. L’Assemblea restò zitta, ammutolita. Il mio segretario responsabile, in disparte, mi concesse il suo rimbrotto: “Ma che cazzo vai dicendo: se le fabbriche smettono di costruire armi pensa un po’ quanti disoccupati in più ci troviamo tra i piedi e quante famiglie a fare la fame?. Sì, è sempre una questione di sentimentalismo: sia la vita, sia la guerra| Scrivendo di queste cose un poeta impegnato, e ormai famoso, al quale avevo inviato i miei libri, al telefono (ah il telefono!) mi disse: “sono belle le tue poesie ma parli troppo della storia di tuo padre. I poeti non parlano mai di se stessi”. Ma che cazzo ne so io dei poeti: io so della vita e degli uomini che mi stanno intorno, belli, o brutti, ingenui e ruffiani! La vita è bella anche per questo, soprattutto per chi ha la pancia sempre piena.
settembre – ottobre 2001
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ultimo aggiornamento: venerdì 23 novembre 2001 16.50.38