Lettera aperta ai colleghi docenti e studenti delle università italiane
Armando Gnisci
lettera aperta – 10 XII 2002
I governi italiani del dopo guerra sono stati i peggiori del mondo ”democratico”. Quello attuale è il peggiore dei governi italiani fino ad ora. Sappiamo tutti perché. Aggiungerò soltanto che il suo primo ministro, che dà al governo tutto il suo senso e ritratto, è degno della rappresentazione letteraria che ne offrono gli scrittori (stranieri), come Javier Marías nel suo ultimo romanzo appena uscito in Spagna e gli psichiatri, come il prof. Mancia intervenuto poche sere fa ad una trasmissione televisiva di Gad Lerner. La rappresentazione di un pericolosissimo cialtrone, di un mentitore metafisico e totale. In queste mani è stata consegnata la società e la civiltà italiane. Queste mani e la loro testa disprezzano tutto ciò che non è affarismo e mercimonio. Per questo motivo, la scuola pubblica e luniversità sono considerate come attività stataliste da deprimere, anzi, da mortificare. Lattuale governo si è trovato a dover amministrare la prima applicazione di una legge di riforma universitaria pensata e emanata da quello precedente; una legge pasticciata e in alcuni tratti demenziale. Allattuale ministro questa legge non piace e forse non piace fare il ministro della scuola e delluniversità. Così listruzione, la ricerca e il sapere critico sono piombati nel fondo della loro decadenza in Italia. Non ci sono i soldi per pagare gli stipendi ai docenti, per assumere bidelli, per dare spazio e sicurezza ai giovani ricercatori, per tenere in piedi gli ultimi centri di eccellenza scientifica nel nostro paese, per pulire i bagni, per Sembra di stare nelle università africane o sudamericane, con la differenza che quelle credetemi sono più pulite e dignitose delle nostre, pur nella loro povertà. A quando la vendita allasta dei Lincei, a quando la gestione dei templi greci siciliani affidata alla mafia? Colleghi rettori, docenti e studenti, se siamo arrivati a questo punto è anche perché voi vi siete interessati fino ad ora di concorsi e piccoli affari e di trasformare le facoltà in imitazioni di centri sociali, ma più sporche. Non pensate, colleghi, che sia ora di ribellarsi al malgoverno e alla nostra stessa decadenza?
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ultimo aggiornamento: martedì 9 dicembre 2003 11.02.01